Archivio Ottobre 2005

Si avvicina rapidamente la fine di ottobre ed inizia il mese di novembre con la ricorrenza dei Santi e dei defunti. In questi giorni, visitando i cimiteri, il pensiero della vita e della morte penso siano inevitabili. Questi cimiteri immensi, con tombe di varia grandezza, diventano sempre più grandi.
Qualche tempo fa sono stato al cimitero a far visita al mio amico Franco, e mi ha colpito molto il piccolissimo loculo dove sono riposte le sue ceneri. Questi piccoli loculi, rispetto alle altre tombe, sono veramente minuscoli. Non voglio affrontare con questo post il problema dei cimiteri e della cremazione perché so di entrare in un campo delicato. Quello che voglio dire è che mi ha impressionato come il nostro fisico, da subito se cremati, dopo un po? di anni se diversamente, si riduce ad un piccolo mucchietto di polvere.

Così era, cosi è, così sarà per tutti gli uomini: capi di stato, grandi industriali, politici illustri, artisti, operai ecc.

(continua…)

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Come sul pacchetto delle sigarette è riportata la scritta?Il fumo uccide?, fuori dai locali MCDonald dovrebbe essere scritto

?Nuoce gravemente alla salute?.

Questa espressione che ho sentito alla radio da un esperto del settore mi è piaciuta tanto perché, senza saperlo, esprime proprio quello che pensavo: ogni volta che le circostanze (i figli) mi hanno costretto ad andare, anche se cercavo di prendere solo insalata, prima di digerirla passavamo ore.
Stì americani riescono ad imporre i loro prodotti, che fanno male alla salute, in tutto il mondo.
Sentiamo dire dai maggiori esperti di alimentazione che la nostra dieta mediterranea è la migliore per la salute, e che facciamo? Ci mettiamo a seguire gli americani, oltre che nelle guerre assurde (vedi l?IRAQ) anche in quello che mangiano, ben sapendo che li rende obesi, con tutto quello che ciò comporta.
Il guaio è che noi, ?polli?, prendiamo tutto! Andare da mc era diventata una moda, che adesso ringraziando il cielo sembra in diminuzione, perché la formula è accattivante: prezzi non molto alti, cibi che possono attrarre, ambiente piacevole, regalino ai bimbi piccoli ecc. Quello che si mangia (fritti, grassi ecc), uguale da sempre ed in tutto il mondo, è veramente nocivo! La famosa globalizzazione: da Roma a Pechino stesso format, stesso cibo!
Vero è che non bisogna demonizzare niente, ed allora cerchiamo un compromesso! Da mc, si può anche andare però facendo conoscere ai figli i rischi e, soprattutto, che la cosa non si ripeta più di due volte l?anno.
Anche io qualche anno fa ho dovuto portare i miei figli, qualche volta per non farli sentire ?emarginati?, da mc. Adesso sono cresciuti e, sarà stato quello che abbiamo detto loro per anni, sarà stato che si sono resi conto di cosa mangiavano, sarà che la moda va calando, fatto sta che se adesso sentono parlare di mcDonald reagiscono male, e molto!

PS Per Giulia.

Allora Giulia, la festa di compleanno va bene ma adesso, con mc, basta fino all?anno prossimo! Va bene?

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Ieri sono stato tutto il giorno con la mamma bloccata a letto. Un giorno di ferie bello perché ho cercato di ?pensare? a chi per tanto tempo si è occupato di me.
Da quando è caduta ed è costretta a letto, almeno una volta alla settimana prendo le ferie e sto tutto il giorno con lei.
E’ proprio vero che quando diventiamo vecchi ritorniamo un po? bambini, bisognosi di tutto: essere imboccati, cambiare il pannolino ecc.
Fare tutto ciò, ed altro ancora alla mamma, è restituire un po’ quello che lei ha fatto per tanto tempo.
Sono stato seduto vicino al letto, mi ha raccontato della sua vita da giovane, abbiamo chiacchierato delle diverse situazioni familiari (qualche parente un po? strano), abbiamo pregato, abbiamo parlato del momento del passaggio all?altra vita con serenità.
Ho preparato il pranzo, l?ho fatta mangiare (il risotto forse non era del tutto cotto, ma lei era talmente contenta che non se ne è accorta). Nel cambiarle il pannolone sembrava si fossero invertiti i ruoli.
Io prego tutti i giorni che non soffra, perché di sofferenza (vedova a 34 anni) ne ha vissuta fin troppa.
Qualche giorno fa il mio carissimo amico Antonello, anche lui con i genitori anziani ha detto una cosa che mi è piaciuta molto. Lui diceva che in questo periodo si trovava ad accompagnare ad entrare nella vita i figli adolescenti e sentiva di dover accompagnare verso l?ingresso nell?altra vita i genitori molto anziani.
E? la nostra realtà, la realtà del vivere che ciclicamente si ripete.

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Proseguendo la riflessione sui blog, sulle motivazioni, sul loro funzionamento, mi sto rendendo conto che è necessario facilitare la conoscenza, sempre più approfondita, tra i vari blogger, compresi gli ultimi arrivati.
In considerazione del fatto che il commento è lo strumento che identifica, in modo tangibile, la visita, sarebbe bello poterne avere anche sui post precedenti, che altrimenti rischiano di rimanere sconosciuti a chi si inserisce successivamente.
I post precedenti sono anch?essi molto importanti perché testimoniano, concretamente, un cammino che nel tempo è stato fatto, con il contributo di tutti.
Quando cerco di conoscere un blog e quindi il relativo blogger, vado a vedere quello che ha postato almeno nei mesi precedenti e spesso mi fermo a leggere i post con i titoli che più stimolano la fantasia. Da un punto di vista superficiale la lettura potrebbe risultare sterile perché l?eventuale commento, molto probabilmente, non verrà letto da chi lo ha postato, salvo farne una segnalazione sul post più recente.
Sarebbe però importante che tutti riuscissimo a poter approfondire, oltre all?ultimo post, anche i precedenti, con la possibilità di poter lasciare anche in quest?ultimi dei commenti.

Per fare ciò Tiscali dovrebbe implementare una funzione che, alla luce di quanto detto, mi sembra molto importante, cioè quella di segnalare l?inserimento di un commento ad un determinato post anche dei mesi precedenti (potrebbe essere una segnalazione luminosa posta nella sezione laterale del blog, in una posizione a scelta).
Il blogger vedrebbe la segnalazione dell?inserimento di un nuovo commento, cliccando sopra alla segnalazione si andrebbe direttamente a leggere il commento pubblicato.
Vi piace l?idea? Pensate possa essere possibile realizzarla?

Se vi sembra una proposta interessante segnalatela anche voi a Tiscali.

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Il commento lasciato al post di Mauro: ?la nostra vita? (http://mauro61.blog.tiscali.it/) è piaciuto a diverse persone ed allora ho pensato di farne un post.
Il post di Mauro parla delle ?incisioni? che lasciano le persone dentro di noi come quei segni incisi su una staccionata di legno.(vi consiglio di leggerlo)

A chi non è capitato di notare le incisioni su pareti di legno muri ecc., nei posti più diversi, e di diversa bellezza? (a volte se ne trovano anche su dei monumenti ed opere d?arte)
Alcune incisioni sono profonde, con disegni e scritte belle a vedersi, altre sono formate da brutti disegni, a volte di cattivo gusto.
La metafora che propone Mauro è molto vera: ogni giorno le persone, le situazioni incidono la nostra vita con solchi più o meno profondi, più o meno belli.
Penso che il diverso tipo e profondità delle incisioni sono inevitabili. La possibilità che abbiamo in ogni momento è quella di “riorganizzare” tutte queste incisioni, belle, meno belle, superficiali, profonde, in modo da comporre, giorno dopo giorno, un bellissimo disegno: la nostra vita.
Tempo fa ho sentito una cosa che mi è rimasta molto impressa e vorrei comunicarvi:quando si guarda il rovescio di un tappeto si vedono solo i nodi, gli intrecci ecc. ed il tutto non è bello a vedersi; quando poi si guarda il davanti se ne può ammirare la bellezza del bellissimo disegno armonico e colorato.
Se trasportiamo questa immagine a noi, possiamo constatare come i dolori, gli errori, le angosce, le paure (il rovescio del tappeto). Se ci poniamo nei confronti delle persone e degli avvenimenti con atteggiamento di accoglienza di disponibilità, se cerchiamo di superare le avversità i problemi non fermandoci a quello che appare al momento ma cercare in ogni cosa quello che può servire al nostro vivere, ecco che, così facendo, componiamo un disegno armonico e colorato che gli altri vedranno in noi (il davanti del tappeto).
Non è sempre facile, a volte è molto difficile, altre volte ci sembrerà impossibile! Però se insisteremo con perseveranza ricominciando ogni volta, il ?disegno? si comporrà!
Questo è il mio augurio a tutti.

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Qualche giorno fa ho letto che la multinazionale nestlè ha immesso sul mercato inglese un tipo di caffé equo e solidale, nel senso che paga un po? di più della solita miseria i contadini che lo producono.
Solo l?anno passato i responsabili nestlè avevano dichiarato che pagare di più il caffé ai contadini non era corretto perché?? bla bla bla.
Lo sapete perché ?stì grandi signori hanno cambiato idea? Solo perché si sono accorti che i consumatori, pian piano, si stanno orientando verso i prodotti che derivano dal commercio equo e solidale.
Che volpi!!
Ma dove sta il grande gesto verso questi coltivatori? Il caffé che commercializzano è più caro e quindi il grande gesto chi lo paga? Ma ovviamente noi consumatori. Che strateghi, non ce dormono la notte pè pensalle stè furbate (mi verrebbe una parola più forte)
Stando così le cose, la Nestlè non li ha visti e continuerà a non vederli mai i miei soldi.
Se voglio aiutare i contadini produttori, il caffé lo compro dai marchi che da tempo portano avanti questa iniziativa.
Ricordo, per gli amici e le amiche più giovani, che la nestlè, anni fa, ha fatto quella vergognosa campagna di falso aiuto ai paesi poveri regalando agli ospedali il latte in polvere per i bambini appena nati. Così è successo che alle mamme mancava il proprio latte e, dopo i primi mesi, erano costrette a comprarlo per nutrire i loro bambini ma, vista l?estrema povertà, il latte già pagato a caro prezzo veniva diluito con acqua che, spesso, non era potabile, con le conseguenze che potete ben immaginare.
Allora apriamo bene tutti gli occhi, quando andiamo a fare la spesa acquistiamo prodotti che non siano del gruppo nestlè!
Il minimo che possiamo fare, noi consumatori, per tentare di cambiare le cose.
Facciamo pubblicità a questa iniziativa in modo che si estenda il più possibile.
Chi lo sa che prima o poi li costringiamo a ?cambiare rotta??

Guardate che l?impresa non è delle più semplici perché il gruppo è molto grande. Di seguito riporto un elenco dei prodotti da evitare assolutamente.
Un?ultima cosa: se avete qualche dubbio, visitate: http://www.ecn.org/molino/giornale/numero5/boicottare.htm


Prodotti di consumo
della Nestlé
ACQUA MINERALE: Perrier, vittel, Acqua Vera, San Bernardo, S.Pellegrino, Panna, Levissima, Pejo, Recoaro
DOLCI: Smarties, Kit Kat, Galak, Lion, After Eight, Quality Street, Toffee, Polo, Rowntree, Motta, Alemagna
CIOCCOLATO: Perugina, Nestlé
SALUMI: Vismara, King?s
OLIO: Sasso
CONSERVE: Berni
FORMAGGI: Locatelli, Hirz
PASTA: Buitoni, Pezzullo
DADI PER BRODO: Maggi
SURGELATI: Findus, Surgela, Mare Fresco, La Valle degli Orti
GELATI: Motta, Alemagna, Antica Gelateria del Corso
PASTA PER DOLCI: Leisi
Mayonese: Thomy
CIBI PER ANIMALI: Friskies, Buffet
COSMETICI: L?Oreal, Lancome

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E? il grido accorato che si può udire nelle famiglie dove ci sono due o più figli!

Verò , con sguardo angosciato e ?disperato? con gli occhi fissi all?interno del frigorifero emette un urlo quasi disumano:?chi ha rubato la cioccolata che avevo messo da parte in una busta?? Tutti noi con lo sguardo basso declamiamo le nostre giustificazioni.

Annina:?io ne ho mangiato solo due pezzetti visto che era stata aperta!?

Lory:?io ne ho mangiato un pezzetto ma era già iniziata!.

Bera:? non guardate me, io mangio solo quella fondente!?

Bene, manca di interrogare il terzo figlio che non c?è! Visto che è assente certamente la colpa sarà la sua ?se no, per quale motivo avrebbe preso l?aereo e si sarebbe trasferito a Londra? La paura della ?rappresaglia? della sorella è stata tale che non restava altre possibilità: o una capitale europea o la legione straniera!

Verò, sbattendo la porta del frigorifero e lasciando la cucina con un fare adirato:?in questa casa non si può mettere niente da parte che sparisce tutto!?

Bè proprio tutto non direi, a volte la frutta o la verdura rimangono a lungo senza che nessuno le degni di uno sguardo, è compito del sottoscritto ?ripulire? gli avanzi del genere.

Per dovere di cronaca devo affermare che le tavolette di cioccolata avevano origine tedesca, portate da Verò dalla Germania da ben oltre un mese. La razione riservata a noi era finita dopo pochissimo tempo dal suo ritorno. C?è qualcuno, e qui non faccio nomi, che spesso fruga nel frigorifero alla ricerca di qualche cosa di ?diverso? che non sia carne, verdura, formaggio, frutta ecc. Cerca oggi, cerca domani, anche il frigorifero, se pur grande, viene ispezionato e perquisito in pochissimo tempo e a volte la fortuna premia gli insistenti!
Aprire una busta e trovare, ben due tavolette di cioccolato, buonissimo, è una tentazione troppo forte, non c?è legame di parentela che possa reggere. Come ben si sa:? lo spirito è forte ma la golosità è debolissima!?

Morale della favola: se siete più figli (io ci metterei anche mamme golose e papà golosi) attenzione a dove ?nascondete? la cioccolata, potreste non ritrovarla!

Buona cioccolata a tutti!

Bera

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Da diversi giorni mi capita di riflettere sul blog, sui blogger. Da quando ho iniziato a scrivere il blog mi è capitato di appassionarmi giorno dopo giorno a questa ?avventura? virtuale. Mi succede di svegliarmi la mattina e, prima di ogni altra cosa, accendo il PC e corro a vedere il blog, l?ultimo post pubblicato ed i relativi commenti. L?attesa del caricamento dei programmi e la connessione sono attimi emozionanti: ci saranno i commenti? Saranno aumentate le visite? Qualcuno avrà letto quello che ho scritto? Sarà piaciuto? Avrà suscitato interesse? Le domande si susseguono a ritmo incalzante.
Ho creato il blog quasi per caso, ma poi, la possibilità di esprimere ciò che continuamente penso su diversi argomenti, mi ha proprio conquistato, appassionato, si è creata quasi una ?dipendenza? penso positiva.
Perché scrivo?
Per chi scrivo?
Dopo aver pubblicato un post, ebbene sì, attendo i commenti! Li aspetto quasi con ansia e più sono, più mi sento appagato, soddisfatto.
Sarà normale?

Ho letto il post di frammenti41 con i relativi commenti, bellissimi, pieni di vita, di Sapienza umana e di esperienza da blogger.
Lo scoraggiamento di Giorgio, comprensibilissimo, quasi per incanto mi ha fatto aprire gli occhi!

Sono andato a scovare, dentro di me, i sentimenti più nascosti e la risposta che ho trovato mi è piaciuta: scrivere serve innanzitutto a me, al mio desiderio di esprimere il mio pensiero, non perché non ho persone con le quali parlare, forse ne ho fin troppe, non perché non ho niente da fare, ne ho fin troppe cose, ma perché sento la necessità di esprimere quello che continuamente gira nella mia mente su un altro piano, in un?altra dimensione.

Mi piace come nasce l?idea di un post, mentre vivo la vita di tutti i giorni, osservo la realtà in me ed intorno ed ecco che compare l?idea.

Mi piace prendere appunti sul mio blocchetto nero, che mi accompagna tutto il giorno e spesso anche la notte perché lo metto a portata di mano sul comodino.

Mi piace trascrivere sul PC gli appunti scritti a mano, e quindi rivivere le emozioni provate, aggiungerne delle altre completare, tagliare rivedere, migliorare.
Mi piace cercare la foto più adatta, cercando tra le tantissime che internet mette a disposizione.

Mi piace, infine, la indescrivibile sensazione che provo quando, avendo completato il post pigio il tasto di invio, l?attesa di qualche secondo e poi la conferma che il post è stato pubblicato! Un senso di appagamento e di rilassamento prende possesso di me. Anche questa ?fatica? è completata!
Tutto questo mi piace e mi riempie interiormente.

Non nascondo che mi stimola il pensare alla immensa finestra che il blog apre mostrando uno spaccato di umanità, di paesi, età, formazione, culture più varie, che diversamente non riuscirei a conoscere, uno scambio di idee, sensazioni immagini, sempre con grande arricchimento.

Anche se non bisognerebbe aspettarli, i commenti, sono importanti perché, attraverso di essi inizia un dialogo una conoscenza che, se pur virtuale, ha tutte le caratteristiche dei sentimenti reali in particolare nei risvolti concreti che possono stimolare (azioni, comportamenti ecc.)
Il problema che ha evidenziato frammenti41: ?quando pubblichi un nuovo post i precedenti sono cancellati, sprofondati, non nell’oblio, ma proprio nell’inceneritore, distrutti. L’ignoranza diventa quasi un riguardo, comunque un dovere?.

E? un problema reale!
Forse è una necessità dettata dal tempo, dallo scorrere veloce del vivere che tende a ?bruciare? tutto quello che è appena passato. I mezzi di informazione, la televisione, la radio, i giornali, ci portano ad acquisire sempre le ultime novità. Il solo guardare il giornale del giorno prima quasi disturba, figuriamoci tutto quello che viene proposto via internet. Forse è necessario ?rassegnarsi? e cogliere il positivo anche di questa situazione, guardando sempre avanti.

Per quanto mi riguarda ogni volta che qualcuno mi lascia un commento corro subito a ricambiare la visita, e nel tempo disponibile, scorro i post almeno dell?ultimo mese, se devo lasciare commenti cerco di farlo nell?ultimo o, quantomeno, avviso che nel tal post ho lasciato un commento.

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Riprendo lo spunto da un post di Giorgio (frammenti41) per dare il mio contributo sull?argomento.

Sempre più spesso la cronaca riporta alla nostra attenzione, con dovizia di particolari, episodi di persone famose succube della droga.
Cosa mancava a Lapo (?..forse un nome più accettabile?) per andare a cercare la felicità nella droga? Lui aveva tutto: soldi, successo, lavoro, gioventù, potere a disposizione, eppure?!
A lui, alla famosa e bellissima modella, al famoso giovane ?attore?, cosa mancava?
La cronaca però non ci parla di persone come Sergio (ho scritto di lui su un post sul Darfur) ed altri ancora che donano il loro lavoro, il loro stipendio, a volte la loro vita per costruire un modo migliore, un mondo più giusto e più unito. Se le persone che hanno tutto si drogano, le persone che donano tutto cosa dovrebbero fare? La cosa che mi sorprendeva anni fa, quando ho conosciuto queste persone (adesso non mi sorprende più), era ed è vederli felici, sereni, realizzati! Vivono con quello che hanno (la Provvidenza non fa mancare loro niente di quello che è essenziale per vivere) e non si perdono certamente dietro droghe, oltre al peperoncino o al pepe! Allora è proprio vero che i soldi non danno la felicità?!
Nel riflettere sul ruolo di noi genitori, ho fatto questa considerazione che vorrei condividere con voi per cercare di sapere cosa ne pensate: ?Mentre i nostri genitori dovevano fare molti sacrifici per cercare di darci qualcosa che fosse importante, noi genitori di questi tempi (ho tre figli) dobbiamo sacrificarci per cercare di far mancare loro qualcosa!? La cosa più semplice sarebbe concedere tutto quello che chiedono, in altre parole tutto quello che la società consumistica fa loro chiedere; infatti, dire no costa fatica ed è impegnativo, ma cosa serve di più ai nostri figli? I tanti ?SI? o i diversi ?NO??
Certo la massima disponibilità, certo il massimo impegno di ascolto, di condivisione, ma per il resto diversi no su cose non necessarie.
Faccio solo un esempio riferito alla mia famiglia. Il famoso motorino che i figli ad un certo punto chiedono con insistenza, i miei figli prima di poterlo avere, usato, hanno ?sudato? le famose sette camicie; poi sono stai ?costretti? a condividerlo, i primi due soprattutto. Questa è stata la nostra scelta, mia e di Anna Maria (in arte Annina), mentre intorno a noi i genitori degli amici dei nostri figli compravano motorini molto più tranquillamente. Certo è stata dura perché siamo passati per genitori retrogradi, tirchi, ecc., però pensiamo che alla fine si siano resi conto che nella vita di ogni giorno nessuno ti regala niente, ogni cosa va desiderata, conquistata, sofferta.
Certamente per ogni famiglia è diverso, ogni coppia ha le capacità per decidere cosa è meglio fare, però, i principi di base, dovrebbero essere generali per tutti.

Che dire ancora? Addolora vedere come certi giovani rovinano la loro vita. Molto probabilmente anche noi ?adulti? abbiamo responsabilità, forse soprattutto perché non siamo capaci di testimoniare i valori importanti, le cose che realmente possono dare la felicità, quella vera che dura ed allunga la vita, non quella falsa che accorcia la vita!

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Le telefonate che io temo sono quelle che annunciano qualche incidente. Sarà che diverse esperienze ho avuto (personali di incidenti vari), ma quella della morte di mio padre mi ha realmente lasciato un ?trauma?.
Ieri sera mi chiama mia sorella:
- Mamma è caduta dalle scale e non riesce a camminare: che devo fare?
- E che devi fare? Chiama il 118 che io arrivo subito.
Eccomi a casa di mia sorella, dove vive anche mia mamma. La trovo a letto, dolorante, anche se non si lamenta sono preoccupato, mi viene subito da pensare al peggio.
Arriva il 118: due infermieri simpatici subito cercano di sdrammatizzare la situazione e rasserenare il clima. Fanno le prime indagini ed escludono la frattura del femore e poi anche delle vertebre. Un sospiro di sollievo!
Il dolore, però, rimane e quindi qualcosa deve essere rotto, così la decisione è di portarla in ospedale. Problema non di facile soluzione, perché bisogna scendere due rampe di scale ripide. Usano un sacco di tela rigida che possiamo prendere in quattro persone. Riusciamo a scendere, nonostante mia madre non sia proprio un peso piuma, anzi! Viene caricata sull?ambulanza e, visto che abitiamo relativamente vicino all?ospedale, io e mia sorella andiamo a piedi arrivando prima dell?ambulanza, perché in questo paese ci sono tanti sensi unici e a volte per fare 100 metri è necessario percorrerne 500.
Il pronto soccorso è pieno di gente, per fortuna le urgenze passano davanti a tutti e così mamma viene portata dentro per le prime cure.
Rimaniamo in sala d?attesa insieme a un ragazzo con un dito tagliato, un bambino con una mano forse rotta, una signora con il mal di schiena, un signore con un taglio sulla fronte, una signora con forti dolori alle gambe: un campione di umanità sofferente.
L?attesa è lunga, non è certo il pronto soccorso di ?ER, medici in prima linea?: una porta d?acciaio divide la sala d?attesa dall?interno delle sale. Si attende senza sapere cosa stia avvenendo all?interno, nessuno dice niente.
Cerco di non pensare e mi guardo intorno: su un piano predisposto per scrivere i dati dei pazienti ci sono le solite scritte a penna che dicono tutto delle esperienze vissute da chi è passato prima di noi:
?quanto siete lenti!?
?è sette ore che aspetto!?
?apritece un pub che è mejo!
Poi una scritta ?sportiva? che ci sta sempre bene:
?Totti imparate a parlà?
Il tempo passa e la gente continua ad arrivare: ormai sono quasi due ore che aspettiamo senza sapere niente, nessun medico che comunichi qualcosa.
E? necessaria tanta pazienza! I malati si chiamano pazienti penso per questo motivo, la tanta pazienza che devono avere?..
Per i medici e gli infermieri questo è un lavoro. Pensandoci bene è facile capire che dovrebbe essere un lavoro diverso, vista la materia delicata, comunque sempre di un lavoro si tratta, quindi con gli alti e i bassi, con le giornate ?si? e le giornate ?no?, ecc. Immaginate se i medici dovessero prendere a cuore emotivamente le sorti dei pazienti: come potrebbero sopravvivere?
Comunque sia, dal coinvolgimento totale all?indifferenza totale c?è tutta una gamma di ?sfumature? che certamente renderebbero le cose più umane.
La sanità più umana! Potrebbe essere il titolo di un film! Non si pretendono operatori santi, ma a volte basterebbe qualche piccolo accorgimento organizzativo per far funzionare meglio le cose.
Ad esempio: dopo un certo tempo di attesa, dal momento che il malato è entrato nel ?sistema? pronto soccorso, se qualcuno desse delle semplici indicazioni sulla situazione del malato, ai parenti in attesa, tutto sarebbe più umano e si eviterebbero momenti di ansia fortissimi. Ed invece il pronto soccorso è uno di quei posti nei quali si sa bene quando si entra ma non si sa mai quando si uscirà!
Dopo circa due ore, finalmente esce un infermiere che ci descrive la situazione: frattura del bacino (brancoiscopubichia dx, credo si scriva così?), necessita il ricovero per ulteriori accertamenti ed esami, vista la vicinanza della frattura alla vescica, poi il medico darà ulteriori notizie.

Adesso potrei continuare la descrizione della nottata ed oltre, sino quasi al mattino, su come la sanità pubblica è a pezzi. Solo un accenno. Abbiamo dovuto aspettare ore e ore perché la procedura prevede che, qualora l?ospedale che effettua il primo soccorso non abbia posto per il malato (caso nostro) deve mandare almeno 7 fax agli ospedali della zona con la richiesta di disponibilità; quando saranno arrivate le 7 risposte, allora il malato viene portato in reparto e ricoverato sulla barella!! Non commento! Solo una riflessione:
questo modo di gestire la sanità è proprio quello giusto, nel senso ?a favore del malato??
Quanto dipende dalle persone che operano nella sanità e quanto dall?organizzazione?
Forse un po? da tutti e due, visto che man mano che si scende, le cose peggiorano a vista d?occhio!

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