Archivio Luglio 2005


L’attore.
L’Attore è colui che dà voce alla parola che dà gesto al movimento; la parola è una forma del suono come il gesto è una forma del movimento e il Teatro per un attore è il rapporto, la sintonia, l’armonia e la sublimazione di questi mezzi espressivi di comunicazione.
L’unica arma reale che possiede l’attore è la coscienza (conoscenza) e approfondimento dei suoi propri strumenti.
E poi ?.?essere o non essere, questo è il problema??
Essere Attore o fare l’Attore; fare l’Attore o mostrare l’Attore. Lo strano, ambiguo, sottile equilibrio tra essere e fare e la coscienza di questa differenza è il gioco dell’attore, è la sua identità e può creare la base per l’ essere del personaggio.
Franco Di Francescantonio

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La notte del 27 luglio un doloroso evento: è morto Franco!
Era malato da diversi anni ma con la sua tenacia, voglia di vivere, attaccamento alla vita aveva superato momenti molto difficili. Questa volta non c?è l?ha fatta.
Un?angoscia si è insinuata nell?anima e da quando l?ho saputo sono rimasto ammutolito.
Man mano che il tempo passa mi tornavano in mente tutti i momenti vissuti insieme, dalle scuole medie sino ad oggi. Quante chiacchierate sino a notte tarda! Quante angosce vissute insieme! Quanti momenti ?duri? vissuti sull?onda della nostra generazione fatta di cambiamenti, di contestazioni, di nuove idee! Quanti momenti belli, di gioco, spensieratezza, vacanze insieme?. Franco: lui era sempre all?avanguardia, sempre qualche ? metro? avanti a noi. L?artista che era in lui gli faceva vivere tutto in modo più intenso e spesso più doloroso. La scuola, il liceo artistico, l?amore per il teatro sempre fortissimo?.. Quante pazzie per riuscire a recitare! Quante notti insonni passate a smontare scene per poi ricaricare tutto sul camion dopo lo spettacolo e spostarsi da un?altra parte.
La vita a Firenze , gli studi all?Accademia e l?amore sempre più esclusivo per il teatro. Sono tutti titoli di una vita vissuta intensamente con un intreccio di situazioni e persone che non è facile raccontare. La ricerca del bello che soddisfacesse l?occhio ed arricchisse lo spirito. Mai un compromesso! Mai la rinuncia a ciò che sentiva profondamente per cercare il facile guadagno, facendo cose che non sentiva o non gli piacevano. Ogni tanto mi confidava di aver accettato di fare un lavoro che non lo convinceva completamente, che però poteva permettergli di finanziare le cose che a lui interessavano. La grandissima presenza scenica nel recitare i suoi famosi monologhi, che facevano emergere tutta la sua bravura e lo rendevano felice. Rendevano felice anche chi andava a vederlo. Mi raccontava spesso di tanta gente che, dopo lo spettacolo, andava a salutarlo nel suo camerino per ringraziarlo con le lacrime agli occhi per la forte emozione provata.
Parlare di Franco, vista la grandezza umana ed artistica, è un?impresa che le mie povere e poche capacità non mi permettono: spero che altri lo facciano in modo adeguato. Il mio vuole essere il ricordo di un amico, un grande Amico.
Non è facile poter parlare di Franco.
Franco era dotato di capacità di ascolto, di comprensione, di comunicazione veramente rare. A lui potevi confidare tutto e lui tutto mi confidava. La sua umanità, nel senso di disponibilità, di vera amicizia, di amore concreto, era senza misura!
Franco era dotato, oltre che di un raro talento che negli anni era diventato sempre più completo (recitava, ballava, cantava), di una capacità di ascolto, di comprensione, di affettività rare a trovarsi in una persona. La sua disponibilità, la sua capacità di amore concreto, di amicizia vera, di grandissima sensibilità mi mancheranno! Mancherà ai miei figli con i quali aveva un rapporto bellissimo: loro erano strafelici di poter stare qualche momento con lui. Mancherà a tantissima altra gente che lui aveva conosciuto nel suo ?peregrinare? e con i quali riusciva sempre ad instaurare un rapporto duraturo nel tempo. Mancherà al Teatro, al quale aveva dedicato tutta la sua vita. Mancherà al mondo, perché ogni volta che muore un uomo di questa levatura il mondo stesso diventa un pochino più ?povero?.
Nel mio cuore, come nel cuore della mia famiglia, nel cuore di molti resterà un ricordo grande che il tempo non potrà cancellare.
La sua Fede in Dio Amore spesso non coincideva con l?idea che a volte si vuol far passare di un Dio che reprime, punisce, condanna. Franco era una persona ?positiva? e tutto pensava in positivo.
L?accettazione della sua lunghissima malattia con tutto quello che ha comportato in questi anni è un esempio da portare all?attenzione di tanti, di tutti.
In questi 18 anni, da quando ci ha comunicato questa sua terribile malattia, di momenti particolarmente dolorosi ne ha vissuti tantissimi, ma lui non si è mai perso d?animo. La sua caparbietà a vivere mi stupiva ogni volta. Quando mi raccontava le sue lotte io rimanevo ammirato, edificato da tanta volontà, da tanto attaccamento alla vita. A volte mi domandavo: ma come fa? Dove prende la forza?
Aveva dentro di sé una forza inesauribile che lo portava a lottare, a vivere intensamente il presente, quello che il giorno gli poneva davanti, siano state gioie o dolori. Faceva programmi come se dovesse vivere per sempre, ma organizzava il suo vivere come se fosse venuto a mancare il giorno dopo.
Parlare di Franco, di questi 40 anni di conoscenza, non è facile.
Se pensiamo che solo l?amore può dilatare il cuore e quindi percepire fino in fondo le esigenze, le aspettative di chi ti vive intorno, possiamo dire che Franco era uno che amava. Amava tutti quelli che in qualche modo venivano in contatto con lui, e non li dimenticava mai. La prima impressione che le persone riportavano dopo averlo conosciuto era quella di essersi sentiti amati, capiti fino in fondo, poi riuscivano a stimarlo per la sua bravura fuori dal comune.
Parlare di Franco non è cosa facile.
Ogni giorno muoiono milioni di uomini ma tra questi ce n’è qualcuno che lascia una impronta non cancellabile. Franco è uno di questi ?grandi ? uomini!
In teatro portava tutto se stesso. Si calava nei personaggi con un?abilità, una bravura che andava ben oltre il ?mestiere? perché portava sé stesso e voleva arrivare a tutti coloro che andavano a vederlo. Gli spettatori percepivano questo suo modo di porsi, di comunicare, e manifestavano la loro gioia e partecipazione con applausi interminabili.
A lui gli applausi, quando capiva che era riuscito a comunicare emozioni, lo facevano felice, lo ripagavano di tanti sacrifici, di tante scelte a volte difficili, di tutto quello che gli costava il cercare di curarsi per stare sul palcoscenico.
Parlare di Franco non è facile!
Non rinunciava a girare il mondo, in ogni luogo dove potesse portare la sua arte, anche se per il suo stato di salute a volte avrebbe dovuto stare più a riposo. Organizzava le sue cure in modo che potesse svolgere, per quanto fosse possibile, il suo lavoro. Chi non sapeva non si accorgeva di nulla: non faceva mai pesare niente, era addirittura il primo ad impegnarsi anche in cose che avrebbero potuto fare gli altri, se capiva che era necessario intervenire. Non era di peso a nessuno, neanche quando era in condizioni di salute difficili, in ospedale o a casa. Le persone che gli volevano bene (tantissime) quando lui stava male si preoccupavano di tutto (come non ricordare la Tomasella e tanti altri?) gli facevano tornare l?amore che Franco aveva dato. Lo coccolavano, gli preparavano cose buone da mangiare per aiutarlo a riprendersi. Le persone gli volevano veramente bene al di là di tutto, perché lui per primo voleva bene a tutti in modo concreto.
Parlare di Franco non è facile! Spero che lo facciamo persone più competenti di me che riescano ad esprimere meglio e con più competenza anche la sua bravura artistica. Io cerco di parlare di lui come ?artista della vita?. Artista del vivere di ogni giorno.
Nel parlare di lui mi salgono le lacrime agli occhi perché non ho dato seguito alla percezione che ho avuto quando ci siamo visti dopo Natale. Era stato male seriamente poco tempo prima e si era ripreso, però aveva gli occhi stanchi come non li avevo mai visti. Avrei dovuto dare seguito alla mia sensazione, cercando di sentirlo più spesso, di vivergli più da vicino?.

Franco tu lo sai quanto bene ti ho voluto e ti voglio. Sai quanto avrei desiderato essere con te nel momento del tuo passaggio. E di tutte le mie omissioni ti chiedo perdono.
Poi vorrei elencarti una serie di ringraziamenti che ti devo con tutto il cuore:
grazie per tutti questi anni di sincera e profonda amicizia;
grazie perché mi sono sentito amato da te nei miei momenti difficili, nei periodi bui della mia vita;
grazie perché mi hai capito, incoraggiato, aiutato nei momenti difficilissimi con i miei figli;
grazie perché con noi ti sei sentito sempre in famiglia e ci hai considerato la tua famiglia nei tuoi momenti difficili;
grazie perché hai voluto bene ai miei figli come a volte non sono stato capace neanche io di fare. Grazie Franco perché con la tua arte nel teatro e nella vita hai reso più bello il mondo ed il vivere in questo non facile mondo

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Sono tornato con nel cuore due ricordi molto forti del periodo trascorso e ambedue fanno parte del vivere, anche se con intensità diverse: una bella vacanza, la morte di un carissimo amico, più che fratello.
Il miscuglio di gioie e dolori, a volte molto forti come in questo caso, segnano il cammino del vivere di ciascuno di noi.
Cercherò di raccontarvi di entrambi questi momenti, privilegiando il dolore, la morte perché quest?ultima è un?emozione che prova il fisico e lo spirito in modo più intenso. Le gioie non si fa difficoltà a viverle, anche se vanno anch?esse costruite, a volte con fatica.
Il dolore, invece, quando arriva, improvviso o no, per quanto ci si prepari, ti coglie sempre di sorpresa e, se non si è pronti a reagire, ?stende? il fisico e lo spirito.
La morte di una persona cara razionalmente non si riesce mai a capire.
Perché avviene in un dato momento e non un altro?
Perché avviene in quel modo e non un altro?
Perché qualcuno muore giovane, qualche altro a metà della vita, qualche altro ancora in età avanzata?
Non lo sappiamo e non lo sapremo mai!
Tutti questi interrogativi e constatazioni fanno parte del grande mistero della vita!
E? importante capire come ognuno di noi si pone davanti a questo mistero.
Molti vivono come se non dovessero mai morire, il solo pensiero li atterrisce e cercano quindi di scansarlo.
Molti rimuovono l?idea della morte, e guai a nominarla, iniziano a ?toccarsi?, quasi a volerla allontanare.
Qualcuno vive intensamente il presente ma con l?idea della morte ben presente perché è un evento inserito nel vivere.
Altri ancora la vivono come una fatalità inevitabile.

A qualsiasi categoria apparteniamo dobbiamo renderci conto che tutti siamo scritti nel ?Grande Libro della Vita?, perciò non a caso nasciamo, non a caso moriamo!

Oggi una luce all?omelia del funerale del mio caro amico Franco:

?In questo contenitore che è il mistero della vita c?è il meglio di tutto quello che potevamo vivere?
Allora ecco che la morte prende un senso diverso, non lascia niente di incompiuto perché nel vissuto c?era già tutto per noi e per le persone intorno a noi.
A me sembra una cosa meravigliosa che mi pone in modo nuovissimo di fronte a questo mistero.
Il funerale è stato pieno di vita, lo ?stile Franco? emergeva in ogni cosa. Letture bellissime che proclamavano la bellezza del vivere per Amore, canti e brani di musica hanno dato la ?giusta atmosfera?. Poi la lettura di un brano dalle Confessioni di Tolstoji. Tutto molto bello. Niente sapeva di morte. Tutto sapeva di vita. Quella vita che è finita quando ?il contenitore? pensato per Franco si è riempito.

Nei prossimi giorni vi parlerò di Franco. Poi vi parlerò della vacanza trascorsa e di altro.

Un carissimo ed affettuosissimo saluto a tutti.

Bera.

PS
Questo è quello che abbiamo lasciato scritto sul libro presente in fondo alla chiesa:

Ciao Franco!
Dire cosa sei stato per me e per tutta la famiglia, in questi lunghi anni, non è facile!
Vogliamo dirti grazie.
Grazie per la tua amicizia.
Grazie per il tuo amore premuroso, attento, sempre presente.
Grazie perché con il tuo essere ?artista? della vita hai reso più bello il nostro vivere ed il vivere di tanti.
Ci consola soltanto il saperti, adesso, nel regno della Bellezza alla quale hai dedicato la vita.

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Ebbene sì da domani saro in ferie!!
Quest’anno, lasciare tutti voi, mi dispiace molto, moltissimo! Spero tanto di riuscire a collegarmi da qualche parte per venire a visitarvi, e forse ad inserire qualche post.

Un carissimo ed affettuosissimo saluto a tutti.
Buone vacanze a chi andrà in questo periodo.

Ciao.

Bera

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Certo è che percorrere il Grande Raccordo Anulare di Roma è un?esperienza!!
E? una di quelle esperienze che è necessario fare almeno una volta nella vita!
E? un? esperienza del tipo di quelle raccomandate fin da piccoli dai genitori: “figlio mio questa è un?esperienza da fare!”
E? un esperienza che aguzza l?ingegno, stimola il pensiero e la fantasia.
E’ un’esperienza che se non la fai senti che manca qualche cosa nella tua vita.
I romani sono abituati o meglio rassegnati!
Hanno trovato il modo di sopravvivere nei secoli ai leoni ed ai barbari, figuriamoci se non trovanano il sistema di sopravvivere alle file dentro Roma e a quelle sul GRA: lettura del giornale, ritocco del trucco, cura delle unghie, cura del naso ecc.. E poi il telefonino! Che grande invenzione (secondo me è stato inventato per rendere meno solitarie le file in macchina?….o no?) da usare in fila: si parla, si mandano SMS, se ne ricevono e poi si rimandano (con grande gioia dei gestori dei telefonini; ma non è che le file le hanno inventate loro?) ed il tempo passa.
E? un?esperienza che ti permette di conoscere il carattere di un popolo: tutti gli altri sono insofferenti, scalpitano, imprecano….. ?no, il romano no?….”ha da passà ‘a iurnata!!” (scherzo romani….lo sapete che vi voglio bene!)
Quando ti ci trovi in mezzo e non sei un romano, piccoli pensieri ti vengono: ma il progresso è per l?uomo o l?uomo per il progresso? E poi ancora: la politica, le istituzioni sono a servizio del cittadino o sono loro che ?usano? il cittadino? Possibile che in Italia si spendono miliardi in tante cose inutili e poi tutte le cose che servono per migliorare la vita della gente si fanno in ritardo e male?
Sono domande esistenziali che mai oseresti farti se non fossi in fila sotto il sole cocente.
Certo fare la fila è dannoso: ti fà pensare!
Alla fine di tutti i ragionamenti più o meno azzeccati arrivi a destinazione con almeno 30-45 a volte 60 minuti di ritardo (quando sei fortunato) ma anche questo per i romani è messo nel conto ed infatti quando stabilisci un appuntamento con un romano la frase tipica è la seguente: ce vedemo verso quell?ora!(traduco per i non romani: ci vediamo pressapocco a quell’ora, all’incirca, chi prima arriva aspetta)
Poi arrivi! E ti guardi intorno e scopri che Roma è così bella che ti passa tutto!
E domani? Domani è un altro giorno, un?altra fila?..!

Buona serata……e per i romani buona fila domani! Occhio che è pure venerdì!

Bera

PS
Forse i milanesi potrebbero dire la stessa cosa con la tangenziale, i veneti con l’autostrada per Venezia ecc. ecc. Chi vuole contribuire a comunicare usi, costuni, speranze, illusioni, sarà il benvenuto.

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Da una idea di leva 048.

(Un brano della commedia Questi fantasmi di Edoardo De Filippo)

Marì.
PASQUALE Marì.
MARIA Che vuo’?
PASQUALE Io parto. Una cosa urgente che, forse, può risolvere la nostra posizione. Domani spero di essere di ritorno, quindi rimarrai sola per poco. Parto con una macchina di amici. La valigia mi serve, caso mai sarò costretto a ritardare. (Prende una valigia che è in scena) Ti saluto. (Maria non lo degna di uno sguardo). Marì, ti saluto.
MARIA Sì.
PASQUALE E non mi auguri nemmeno buon viaggio, non mi dai un bacio?
MARIA (allontanandosi da lui) Statte bbuono.
PASQUALE Statte bbona Marì… (Maria siede vicino al tavolo) … come ci riduciamo … …Che tristezza … Come finisce tutto l’entusiasmo, tutto l’amore. Mesi e mesi senza scambiare una parola, un pensiero… E pensare che uno, quanno iesce, p’ ‘a strada, le pò capità qualunque cosa… Se pò gghi’ sott’ ‘a n’automobile, nu camionne… nu colpo ‘e rivultella pe’ sbaglio… Il pericolo di non rivedersi più! Ma niente, nun ce facimmo capace… E ‘a quanto tiempo nun te sento parla’… Te ricuorde, Marì, quanno facévamo ammore? Ce guardàvemo dint’all’uocchie e nun parlàvemo per timidezza, ma cu ll’uocchie ce dicévemo tanta cose. E io mi sentivo infelice, nel senso che mi sentivo goffo vicino a te, perché mi sentivo niente… E quanno uno se sente niente, tutto diventa più facile, più piacevole… Per qualunque cosa si trova il rimedio: pure ‘a morte addeventa bella! Si scherza, si ride, senza quel preconcetto di superiorità… E invece no, s’ha da mantene’ ‘o punto. E, forse, ci portiamo un cuore gonfio di amarezza, di tristezze, di tenerezze che, se solamente per un attimo, riuscissimo ad aprire l’uno con l’altro… Ma niente… Ha da sta’ chiuso. rebazzato (chiuso ermeticamente, sprangato) … A nu certo punto se perde ‘a chiave e va t’ ‘a pesca! Avimmo perza ‘a chiave, Marì! … (Si avvia triste).

Un brano di vera e bellissima poesia. La sapienza del vivere semplice si arricchisce di significati profondissimi.
Ogni giorno di più, vedo gente intorno a me che perde la chiave con una facilità estrema. Quando si perde la chiave aprire la porta diventa un’impresa da specialisti: bisogna munirsi di una radiografia e pian piano cercare di inserirla all’altezza dello scrocco per azionarlo in modo che la porta si possa aprire, a me è capitato almeno un paio di volte fare questa operazione su richiesta di amici rimasti fuori casa.
La gioia nei loro volti quando la porta si è riaperta, senza rompere niente, è stata grandissima. Questo per dire che quando si perde la chiave è necessario chiedere aiuto! Con l’aiuto di un fratello- sorella “più pratici” (da più anni cercano di non perdere la chiave) si può aprire comunque la casa e se ne assapora nuovamente la gioia di poter essere di nuovo dentro.
Poi, all’interno della casa stessa c’è sempre una chiave di scorta e si può riprendere ad entrare e uscire senza problemi.
Un altro metodo, forse più faticoso, è andare in un negozio appositamente aperto, giorno e notte, che si chiama “RICOMINCIARE”. In questo negozio sono disponibili diversi tipi di chiavi anche passpartu (mi sembra così si scriva) che possono riaprire la porta.
Metodi ce ne sono!
Basta volerli e/o cercarli!
La questione è sempre la stessa per ogni coppia: rifare continuamente la scelta dell’amore, prima di tutto. Considerare le difficoltà degli elementi da superare ma che non sono insormontabili. E se poi considerare che l’altro/a ci è stata posta sulla nostra via come la più adatta/o a noi, al nostro modo di essere.
Se così cerchiamo di fare il negozio “RICOMINCIARE” sarà sempre affollato!

Buon Ricominciare a tutti.

Bera.

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Prendendo spunto dagli interessantissimi commenti di medusa, smirras, paolo, e tutti gli altri mi è venuta l?idea di approfondire l?argomento dell?IO. Argomento molto, ma molto interessante che ci coinvolge dal mattino appena svegli fino a sera.
L?io si sveglia con noi (a parte quando rielabora durante la notte le azioni vissute e le trasforma in sogni) e fino a sera non ci lascia mai! E? una voragine senza fine perché non si accontenta mai, cerca di essere sempre al centro dell?attenzione, di svilupparsi e crescere in tutti i modi.
Non gli basta mai niente! E? sempre alla ricerca: più soldi, più successo, più soddisfazione, più stima, più..più! Ha 10, vuole 100 e poi 1000 e poi un milione ecc. Il ?padrone? (in questa Italia capitalista, i datori di lavoro ricominciano a chiamarsi così) dell? azienda per la quale lavoro, proprietario di mezza Italia (non pensate subito a al nostro ?B?, lui è padrone di tutta l?Italia!) non è mai contento. L? ?io potere? lo porta a comprare e poi a risparmiare sempre e di più per poi comprare ancora ed ancora. Certamente non solo lui. L?io potere, unito all?io ricchezza, man mano che cresce fa ?abbassare la vista?, nel senso che gli altri si vedono ed esistono solo per far aumentare ricchezza e potere. Ecco allora che si sfruttano i lavoratori, si evadono le tasse, si corrompono i giudici e così via (spero non tutti a grossi livelli però?). Ma la domanda sorge spontanea: queste persone con uno sviluppato IO ricchezza sono veramente felici? Se poi scendiamo ad un livello più normale, tra la maggior parte di noi gente comune le dinamiche, anche se più in piccolo, sono le stesse, c?è sempre questo IO lì con noi che ci conduce. Se facciamo bene attenzione l?io potere, e l?io ricchezza sono veramente scaltri perché ci lasciano credere che tutto il loro impegno è per raggiungere quello che l?uomo ricerca continuamente: la felicità. Allora ecco le grandi illusioni: se sono più ricco sono più felice , se sono più potente posso comandare e sono più felice e così via. Quindi lo stimolo di fondo dell?uomo è sempre la ricerca della felicità. Ma qui insorge il grande inganno dell?io: far credere che dargli soddisfazione, seguirlo in tutti gli stimoli che lui propone porti alla felicità. Quindi si corre dalla mattina alla sera, non si ha più tempo per la famiglia, per gli amici ed anche per quell?Io DONO che potrebbe riequilibrare tutto il nostro essere. A volte questa ricerca si fa spasmodica, si rimane delusi da tutto quanto già provato e la si cerca nella chimica. Come dice Paolo in nome di quell??io felicità? si mandano a monte famiglie, amicizie, ecc. ecc.
Ma la via quale è? Ma del TU o del NOI chi ne parla?
Ogni giorno una ?processione? di gente va alla ricerca del proprio io. Dovunque ti giri, vedi gente che cerca ?l?io realizzazione? ( al lavoro ne combinano di tutti i colori per emergere),?l?io potere? (in politica ne combinano di tutti i colori per acquisire sempre più importanza). Il prezzo di tutto questo è stress, insoddisfazione, infelicità.
La ?bacchetta magica? che ci fa felici non esiste! Dalla mia limitata esperienza posso dire che la struttura più vera ed importante dell?uomo è L?IO DONO, cioè il donarsi, donare tutto ciò che possiamo a volte in termini di tempo di ascolto, di disponibilità, di amicizia disinteressata ecc.. Mi viene da sottoporvi una considerazione: ognuno di noi nasce da un dono. Un dono d?amore, anche se a volte è solo un ?incidente di percorso? o uno sbaglio sui metodi contraccettivi, ma sempre un dono è, due entità che si incontrano e si donano reciprocamente tutto il loro patrimonio: uno spermatozoo con l?ovulo. In quella unione di cellule c?è tutta la persona! Prima dell?incontro erano semplici singole entità, dopo il dono reciproco diventano una ricchezza: un uomo o una donna. Da quel momento inizia un? avventura alla base della quale c?è sempre il dono. La mamma dona nutrimento al piccolo che cresce e si sviluppa all?interno della pancia. Poi esce all?esterno e il dono continua. A volte questo dono è sacrificio, le alzatacce notturne, le preoccupazioni per la salute, le rinunce ad uscire perché il bimbo sta male, ecc. Il dono della mamma e del papà continua e continuerà sino alla fine della vita.
Il frutto di questo dono è la gioia. Chi lo ha provato lo sa e non c?è bisogno di aggiungere altro: deriva dall?avere contribuito in qualche modo alla crescita. Certamente il tema presenta una complessità tale che necessiterebbe di tanti approfondimenti. In questa sede il contributo che io posso dare nasce da quella conoscenza che si acquisisce leggendo, meditando, sbagliando, ricominciando, vivendo la vita di ogni giorno. Io alcune cose le ho volutamente forzate per stimolare, vero è che è necessario trovare il giusto equilibrio. L?io esiste, ce ne rendiamo ben conto tutti, è forte, ci richiama continuamente ad interessarci di lui. Non possiamo certamente ignorarlo, e va ascoltato quando ci chiede di riposare per riprendere energie, di distrarci ecc.! L?impegno però secondo me deve essere indirizzato al TU, al NOI. Se vogliamo essere felici. Diversamente ci illudiamo perché andiamo contro natura!
L?io dono rende felici, dona serenità, ti porta su un piano che va oltre la natura per farti percepire il ?gusto dell?eternità?.

Carissimi saluti a tutti.

Bera

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Che emozione! Ieri il mio post: “Sempre a proprosito di Amore” è passato sulla home page blog di tiscali.
Quando l’ho notato un fremito mi ha invaso e non riuscivo a contenere la gioia.
Mi sembrava (debite proporzioni fatte) come quando qualcuno veniva a vedere il figlio appena nato!!
Come è successo non lo so. Non so con quale criterio ciò avvenga, penso che qualcuno lo ha letto e ritenuto di interesse generale.
I ringraziamenti!
Ringrazio innanzitutto la redazione che ha trovato “degno” di essere posto in prima pagina dando al post ed al blog una visibilità incredibile.
Ringrazio tutti i fedelissimi che sono venuti a visitare il blog ed hanno lasciato un commento.
Ringrazio i “nuovi arrivi” che sono venuti a visitare il blog. Un grazie particolare ai nuovi che hanno lasciato un commento. Spero che la conoscenza, anche con loro, continui.

Che altro dire? Spero che ciò si ripeta!!
Un carissimo saluto .

Berardo.

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Leggendo qua e la sui blog noto che il tema ?amore? è quasi sempre trattato riferito solo all?innamoramento! Mi sembra molto riduttivo.!
La parola Amore, che io preferisco scrivere con l’iniziale maiuscola ?A?, in segno di profondo rispetto, ha una dimensione che va oltre l?umano.
Nella mia dimensione dell?Amore esistono sentimenti ed atteggiamenti altrettanto importanti ad servizio esclusivo dell’Amore: eroismo, sacrificio, dedizione, impegno ,rinuncia, fedeltà.
Che detto così potrebbero anche spaventare o essere solo cose negative. Inserite nel contesto dell’Amore dove l’impegno descritto deve tendere ad essere reciproco acquistano la giusta dimensione.
Quindi niente fine a se stesso: il sacrificio per il sacrificio,la rinuncia per la rinuncia, la fedeltà per la fedelta, e così via che senso hanno? Però il sacrificio per Amore, la rinucia per Amore, la fedeltà per Amore e quindi il bene dell?altro/a al centro del nostro impegno acquista un valore immenso che resta in eterno. Io penso che nel ?grande libro dell?eternità? sono riportati tutti i piccolissimi gesti di Amore che ogni giorno vengono compiuti , spesso senza neanche che ce ne accorgiamo.
Non mi si venga a dire, come purtroppo dicono tanti psicologi (già ho esposto il problema in un altro mio post) che è l’”io” che deve stare al centro della nostra attenzione, che dobbiamo realizzarci a tutti i costi passando sopra a tutti ecc. ecc.
Ma mi facciano il piacere!! Ma dove hanno studiato? Ma loro sono felici? Come impostano la loro vita? (ci sarebbe da scrivere a lungo)
Detto questo lungi da me sottovalutare l?innamoramento! Fase importantissima dalla quale può, ripeto può, iniziare tutto!
Dico iniziare perché l?innamoramento è solo l?inizio. Poi viene il seguito?!
E lungi da me sottovalutare l’impegno di ognuno a cercare ciò che lo aiuta ad “essere”, ma sempre però inserito in questa dimensione!

Riporto di seguito alcuni commenti sull’argomento, che ho lasciato in alcuni blog e forse possono completare quanto esposto.

?A proposito di quanto scrivi e dei commenti a me sembra che siete tutti dei “romanticoni”?

?L’Amore è qualche cosa di molto, molto concreto che si esprime se si è proiettati fuori dai nostri bisogni, dalle nostre aspettative per vivere nei bisogni, aspettative dell’altro/a. L’amore richiede impegno e dedizione continua! Il “sentimento amore” è solo un aspetto poi c’è “la volontà amore”, “il sacrificio amore”, “l’impegno amore” ecc. Quando si inizia a passare dal sentimento puro e semplice, alla concretizzazione dell’amore, allora sì che inizia l’avventura!
Amore…si fa presto a dirlo ma poi?
Quando si passa davanti al lavandino ed invece di far finta di niente ci si mette a la lavare i piatti….quando si vede una quantità di polvere sui mobili e si comincia a toglierla, quando si prende il secchio puzzolente della spazzatura e si va a gettarlo, quando si arriva prima a casa e si incomincia a preparare la cena senza sedersi sul divano a vedere la tv….quando! Avrei centinaia di altre cose. (parlo in particolare per gli uomini)?.

?Molto bello quello che scrivi. La gratitudine, il dire grazie è riconoscere che le persone che abbiamo intorno sono importanti per il nostro vivere. Dire grazie sottintende un’anima sensibile che dà valore a tutte le cose, anche le più piccole.
Tempo fa scrivevo. “Essere grato, per le piccole o grandi cose di ogni giorno, io penso, sia un impegno primario.
Dare valore ad ogni cosa!
Ogni giorno tantissimi piccoli gesti di persone che ci vivono accanto riempiono le nostre giornate. Se ci prefissiamo di cogliere le occasioni più varie che si presentano per esprimere la nostra gratitudine, questo ci aiuta a prenderne sempre più coscienza e a coglierne il giusto valore”.
Grazie per questa occasione di meditazione che mi e ci hai dato?.

Una buonissima giornata a tutti.
Berardo

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Benvenuto in questo mondo che è virtuale, ma è anche reale, nel senso che dietro ogni post, dietro ogni commento c’è una persona in carne ossa e spirito, che vive la vita di ogni giorno nella quale le gioie ed i dolori si mescolano creando stati d’animo diversi.
Ognuno che scrive, cerca di donare qualche cosa di se stesso; si mette in gioco; cerca il confronto, il consiglio, a volte conferme.
Dietro ognuno c’è quindi il mondo reale con la sua complessità:pesi, gioie, speranze, aspettative, delusioni, paure ecc..
Tutto cerchiamo di ascoltare (leggere).
Tutto cerchiamo di condividere.
Tutto cerchiamo di risuddividere.
Tutto cerchiamo di portare insieme.
Si crea una solidarietà che, da virtuale, diventa reale:si aspetta che l’altro risponda, che inserisca un commento, che altri ancora vengano a visitare il proprio blog e, a loro volta, inseriscano un commento lascino un saluto.
Il blog diventa una “creatura” che si cerca di curare, far crescere, abbellire. Tutto diventa diverso. Si cercano nuovi spunti, nuove foto, si cambia l’impaginazione si creano link, si inseriscono frasi importanti e così via sino a quando ogni volta che si accede il cuore palpita, si sente appagato.
Il desiderio a volte è così forte che appena si ha un attimo ci si connette e si va a vedere: ci sono nuovi commenti? Il numeratore è aumentato?Avranno letto? Condivideranno? Risponderanno?
Il donare è uno dei gesti che, inserendosi nella complessità della vita reale, richiedendo un impegno a volte anche doloroso, ha un “respiro” universale.
Il donare, nella sua semplicità-complessità ha un valore eterno!
E? in questa logica, come potrai notare diversa per ognuno, che ti diamo il benvenuto, ognuno con la sua sensibilità,il suo stile.

Un carissimo saluto. Ciao.
Berardo

PS
A volte può succedere che qualcuno vada “fuori dalle righe”. Nessun timore basta ignorarlo che si ridimensiona da solo.

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